John Stuart Mill – La libertà (2011)

John Stuart Mill  – La libertà (2011)
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Quella che Mill presentò in poche pagine fu una teoria dei diritti dell’individuo, culminante in una serie di rivendicazioni del tutto ragionevoli. Certamente è incompatibile con qualsiasi forma di società totalitaria; ma risulta anche incompatibile con qualsiasi società talmente libera da potersi riclassificare come selvaggia, ovvero una società nella quale a dominare sono nuovamente i più forti od i più astuti. Il presupposto indispensabile, la condizione necessaria allo sviluppo della libertà, anche secondo Mill, è l’esistenza di una società civile avanzata, regolata da uno stato, minimo, di diritto. E questo, inevitabilmente, riporta alla qualità dei cittadini, non solo individui portatori di diritti, ma anche di doveri civici. La qualità di uno stato è, a lungo andare, determinata dalla qualità dei suoi cittadini. Lungi dall’essere una semplice apologia della libertà di opinione e di espressione, la teoria milliana mostra fino a che punto la libertà sia necessaria quanto l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo, ma anche, quanto spesso, ci occorra che la libertà degli altri sia limitata, onde impedire che, prendendosi troppe libertà, interferiscano pesantemente nella nostra vita. On Liberty non fu, quindi, un manifesto a senso unico, bensì un lavoro problematico; per questo molti principi enunciati dovrebbero essere alla base delle costituzioni politiche più avanzate. Queste ragioni sarebbero sufficienti a fare di On liberty è uno dei dieci libri di carattere filosofico che bisogna leggere anche se non si vuole diventare filosofi. Altri motivi sono che lo scritto brulica di considerazioni “intelligenti” che forniscono diversi stimoli e che io non posso riportare in toto pena una sorta di clonazione del libro stesso. Mi limiterò pertanto a fornire solo alcune stuzzicanti tentazioni alla lettura.

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